Cos’è il Brandy, com’è nato e come si usa nei cocktail

da | Mag 4, 2021 | Liquori | 0 commenti

Il brandy è un distillato ambrato ricavato dal vino, lasciato a invecchiare per vari anni e ha una storia veramente interessante. Deve la sua nascita agli alchimisti islamici che lo utilizzavano in medicina per la realizzazione di farmaci e medicamenti. Dobbiamo ringraziare i grandi esploratori per la sua diffusione a livello mondiale che, dall’Oriente hanno portato il colore ambrato del brandy prima in Andalusia, e poi nel resto d’Europa.

La storia del brandy

Il leggendario brandy nasce come un medicinale, anche se l’etimologia del nome è anglosassone. Il termine deriva da brandewijn, la parola olandese che indica il vino bruciato, o distillato. Gli inglesi hanno poi modificato la desinenza, trasformando l’originario in brandwine, la cui abbreviazione è quindi brandy.

Come distillato il brandy però non nasce né in Gran Bretagna, né Olanda ma deve i suoi natali al califfato degli Omayyadi, negli anni della grande espansione araba.

Chi lo avrebbe mai detto che l’alcolico da 40 gradi nasce proprio grazie ai “farmacisti” islamici? Eppure questa è la storia.

Sono stati proprio gli alchimisti musulmani a individuare il brandy: erano alla ricerca di nuove cure per le crisi respiratorie e rimedi per le malattie legate alla gola e ai polmoni, per cui procedevano purificando le bevande grazie all’uso dei loro alambicchi.
Siamo intorno al 1300 e gli arabi stanno avanzando con la loro espansione nell’Africa mediterranea e nell’Europa meridionale, per cui ben presto il brandy inizia a diffondersi in maniera minuziosa. Le prime produzioni sono state fatte in Spagna, nelle colonie sud-occidentali: ancora oggi il brandy proveniente da ‘Jerez de la Frontera’, una città quasi confinante con il Marocco, è considerato uno dei migliori a livello mondiale.

Con il trascorrere degli anni, la tradizione del brandy in Andalusia si afferma sempre di più, al punto che si diffonde prima in Gran Bretagna e poi in Olanda, diventando il distillato più richiesto del tempo.

Come si realizza il brandy

Per avere un brandy speciale è importante la materia prima. Questo vuol dire che per ottenere un distillato perfetto deve essere usato un vino bianco di qualità elevata, privo di solfiti o conservanti e senza difetti.

Il punto di partenza è la selezione dell’uva, che deve essere sempre eccellente. Si procede quindi con la distillazione, quel processo delicato con uso dell’alambicco che porterà prima a far scaldare il vino, per poi refrigerarlo e infine condensarlo.

Terminata la distillazione, avviene la fase dell’affinamento in botte, quella in cui il distillato si trasforma nel vero brandy. Il periodo di permanenza per l’invecchiamento, secondo il disciplinare, non deve essere inferiore a un anno, altrimenti la bevanda non avrà l’etichetta di brandy.

Questo è un passaggio fondamentale, proprio perché la permanenza in botte di legno lasciare sapori, odori e colori, capaci di alterare la composizione finale del brandy.

Quale botte per l’invecchiamento del brandy

La scelta della botte da usare per l’invecchiamento del brandy è nelle mani del produttore. Molti utilizzano la quercia del Limousine, altri quella dell’Allier, alcuni usano botti nuove, altri invece quelle vecchie, qualcuno, infine, le usa entrambe. Importante è, comunque, la permanenza e seguire i passaggi necessari in maniera minuziosa.

In effetti la lavorazione del brandy è abbastanza lunga e la trasformazione del prodotto richiede una pazienza certosina: tutto è nelle mani del distillatore che con la sua esperienza e sensibilità dovrà porre attenzione alla gradazione finale.

Da tener presente che quando il prodotto esce dall’alambicco ha una gradazione che arriva al 70%. Qui entra in campo il distillatore che ha il compito di diluire il futuro brandy con acqua, per abbassare il potere alcolico.

L’affinamento del brandy

Devono trascorrere tra i quattro e i cinque anni per avere un buon brandy affinato. In alcuni casi si arriva addirittura a quarant’anni, anche se molte volte si tratta di strategie di mercato, anche perché, con il trascorrere dei decenni, il potere gustativo va perdendosi.

Anche se in molti puntano sull’annata del brandy, tecnicamente non è un dato preciso. Il disciplinare prevede che in etichetta sia segnalata l’età del prodotto più giovane e, poiché il brandy è miscelato con prodotti provenienti da annate diverse, il risultato finale è privo di una vera annata. Se stessimo parlando di Whisky lo definiremmo Blended.

Per esempio un brandy del 2016 potrebbe anche contenere un vino bianco prodotto nel 1980, quindi l’annata del brandy non è l’elemento più importante per la sua qualità.

Piuttosto che l’annata, è meglio accertarsi della provenienza dei brandy, ricordando che tra i migliori ci sono quelli italiani e i francesi cognac e armagnac. I tre prodotti sono simili su vari aspetti ma, nel processo produttivo vi sono alcune differenze che conferiscono al prodotto finale connotazioni differenti.

Come degustare il brandy

Mai aggiungere il ghiaccio al brandy! Il freddo va assolutamente a vanificare il lavoro del distillatore, trasformandolo nel gusto e nell’olfatto.

È la scelta del prodotto che fa la differenza nella degustazione, per cui è sempre meglio preferire prodotti di buona qualità come, appunto il brandy italiano, quello spagnolo o francese, ma anche quello greco, il metaxa.

Per degustare al meglio il brandy va utilizzato il caratteristico bicchiere, il baloon. Una volta versato, per migliorare le note gustative, è consigliato riscaldare il vetro tramite il calore delle mani.

Il brandy nei Cocktail

Sono in molti a sapere che il brandy è un ottimo ingrediente per i cocktail. I drink a base di brandy ormai sono riconosciuti come icone imperdibili, apprezzati soprattutto da chi ama il gusto classico.

Il French Connection, il Marsalicious e il Brandy Egg nog sono particolarmente indicati come cocktail after dinner, grazie alle loro peculiarità sofisticate e classiche ma capaci di adattarsi alla modernità.

Altri, come il cocktail Cicciobello o come il più tradizionale Mint Julep, si adattano meglio a molteplici occasioni e non solo come after dinner.

Newsletter

Seguici sui Social

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest